Dominic Thiem, un passo avanti agli umani

Dominic Thiem, un passo avanti agli umani

Sono tanti gli appassionati che ormai si chiedono cosa ne sarà del tennis dopo il ritiro dei Fab 3. Come dar loro torto? D’altronde si parla di giocatori che, a carriera ancora non terminata, hanno portato a casa 56 Slam in tre, numeri straordinari se si pensa alla grande alternanza di vittorie. Nonostante ciò, i prospetti del periodo post-Fab 3 non sono così bui. Certo, di concreto c’è ancora poco, ma giocatori del calibro di Tsitsipas, Zverev e Medvedev possono illuminare una scena che per troppi anni è stata egemonizzata da questi fenomeni. Il candidato principale, però, è un altro: Dominic Thiem.

Nato il 3 settembre 1993 a Wiener Neustadt, nella bassa Austria, Thiem mostra il suo talento già a livello giovanile, conquistando la finale in un Roland Garros e arrivando alla seconda posizione del ranking mondiale Juniores.

Dominante su terra

Mostratosi fin da subito a suo agio sulla terra rossa, l’austriaco vince il suo primo titolo ATP a Nizza, battendo Mayer in finale. Nello stesso anno conquista altri due titoli sulla medesima superficie: prima a Umago, la settimana seguente a Gstaad. Il 2016 è però l’anno della sua consacrazione. Oltre a vincere il primo torneo non su terra, quello di Acapulco, conquista anche la semifinale al Roland Garros, nel quale viene sconfitto da Djokovic. Con la vittoria nel 250 di Stoccarda, torneo nel quale ha eliminato anche Roger Federer, diventa il primo tennista della stagione a vincere un torneo su tutte le superfici, sintomo della sua duttilità. Nonostante ciò, Thiem non riesce a esprimere il proprio gioco su erba, tanto che registra appena un quarto turno come miglior risultato sul manto inglese di Wimbledon.

L’ingresso fra i grandi

L’austriaco inizia a farsi sempre più strada tra i grandi e, dopo un’altra semifinale conquistata nello Slam francese, conquista la top 4. Pur non avendolo ancora vinto, il Roland Garros è, dati alla mano, il suo Slam preferito. Ciò lo certificano soprattutto le due finali giocate nei due anni successivi in terra francese, trovando entrambe le volte l’opposizione del maestro di superficie Rafael Nadal. Nel 2019 concquista anche un’altra finale molto prestigiosa, quella alle ATP Finals, dove però trova l’opposizione vincente di Tsitsipas.

Prima del lockdown è capace di portarsi a casa una finale all’Australian Open, nella quale viene però sconfitto in 5 set, dopo aver sprecato una situazione di vantaggio per due set a uno. Ciò gli consente di piazzarsi alla posizione numero 3 del ranking mondiale, che occupa tutt’ora.

Tecnicamente e tatticamente è un giocatore molto valido. Il suo rovescio a una mano molto educato gli permette di alternare agilmente lo slice a vincenti davvero potenti, dei quali spesso fa tesoro data anche la sua forza mentale. Predilige uno stile di gioco offensivo, fatto di colpi maggiormente da fondo campo, sebbene a rete sappia fare il suo lavoro. Il dritto è giocato spesso molto profondo e con grande forza. Per questo è anche molto abile ad aprirsi il campo e ad affrontare spesso situazioni di vantaggio all’interno dello scambio. Di fatto gli si può criticare ben poco, se non il fatto di essere nato in un’era dominata da autentici alieni. Ma attenzione: con il passare degli anni, la sua definitiva ascesa, il passo che gli manca per entrare nell’olimpo, potrebbe avvenire anzitempo. Sarà pur inferiore agli extraterresti, ma parliamo comunque del primo degli umani.

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